2012-12-30

Guardarsi indietro non per piangere del passato ma per prendere la rincorsa per il futuro!

Salve a tutti,

Oggi, mentre andavo a comprare il pane, pensavo alle frasi famose dette da altri e stavo immaginandomi una bella frase ad effetto per l'anno nuovo. Ad un corso di formazione mi avevano suggerito di avere sempre pronta nel cassetto la citazione preferita e di prenderla a riferimento per ogni evenienza. Ed in questo sono preparato: oltre ad una frase rubata all'azienda per cui lavoro "Safety comes first" e che ripeto in continuazione alla bisogna, la mia preferita è la seguente frase "Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo" oppure "Trovo abominevoli le cose che dici, ma darò la vita perché tu possa dirle". "Tale citazione, anche in altre formulazioni, viene solitamente attribuita a Voltaire, ma trova in realtà riscontro soltanto in un testo della scrittrice americana Evelyn Beatrice Hall, scrittrice conosciuta sotto lo pseudonimo di Stephen G." (fonte Wikiquote). Per le citazioni il sito Wikiquote è eccezionale: uno mette l'autore o una parola e se ci sono delle corrispondenze appare una lista di frasi. E' una frase positiva e che in questo mondo moderno servirebbe a molte persone tra cui chi ci guida. Purtroppo le persone di responsabilità mi pare che sarebbero ben contente di usarla per spingere gli altri a fare sacrifici e loro a fare nulla ("armiamoci e partite", espressione ironica della lingua italiana). Purtroppo sembra che questo interessi poco agli italiani, valendo una altra frase fatta che ognuno ha i rappresentanti che si merita.

Mentre camminavo e pensavo mi è venuto alla mente la frase del titolo: chissà se qualcuno l'ha già detta (pensate a quanta gente non famosa possa averla detta e che nessuno se la sia filata oppure un qualche insigne nobile Maya che in tempi passati l'abbia detta ma nessuno lo ha riportato fino ai nostri giorni) ... Sul sito (ed anche qui) non ho trovato nulla ma se qualcuno trova un riferimento sarò ben lieto di aggiornare questo mio post. Frase molto ad effetto: se mi guardo indietro ho bizzeffe di possibilità di lamentarmi (anche a ragione direi): tra il governo dei tecnici (che ha dimostrato che non esiste un governo tecnico se la base è politica), i nostri politici (che hanno dimostrato che se si tratta di tassare i soliti noti tutto va bene ma se si vuole migliorare il paese nulla si muove e la colpa è sempre di qualcun altro), i servizi che abbiamo per le imposte che sborsiamo (dov'è la carta dei servizi della sanità con tempi certi per le prestazioni ambulatoriali, perché invece di essere orgoglioso delle mie istituzioni devo sempre sperare che non mi succeda qualcosa da dover aver bisogno di loro, ma la famiglia non dovrebbe essere al centro?); se invece penso anche alle cose belle ecco la carica per andare avanti: i bimbi che crescono, un lavoro che per fortuna mi è soddisfacente, cercare comunque con le proprie azioni di tenere alto lo spirito della nostra nazione (non faremo cose eclatanti ma senza le piccole cose quelle grandi non starebbero in piedi ...) ed il tutto per poter andare avanti nel futuro a testa alta. Come avrete notato è nelle piccole cose che possiamo trovare conforto e carica e qui si arriva ad un'altra frase che ogni tanto tiro fuori dal cassetto famoso: "se penso sempre all'obiettivo finale non gioirò mai dei progressi intermedi (e non avrò occasione per essere felice)".

Auguro ad ognuno di voi di poter ritrovare nel 2012 tutti gli stimoli per far sì che il 2013 in arrivo possa soddisfare (lecitamente si intende) le vostre aspettative!

2012-07-07

Roeter als die liebe (Più rosso dell'amore)


L'emozione per amore dell'emozione è lo scopo dell'arte; l'emozione per amore dell'azione è lo scopo della vita (Oscar Wilde).

Andavi a vedere l'orso Pippo, scappando dai pavoni
Dici foto, non fòto, e würstel, non wustel o wiustel
Sei convinto che si chiamino crostoli e non chiacchiere
Per andare a scuola scendevi in piazza Vittoria
Alle superiori hai fatto via Cadorna un migliaio di volte per andare a scuola
Quando vai fuori Bolzano chiedi una cicca e ti danno inevitabilmente una ciunga
Quando vai fuori Bolzano chiedi una ciunga e ti chiedono se sei pazzo
Ricevi il sacchetto per S. Nicolò e non per l'Immacolata
Non hai un dialetto, e nemmeno un accento, ma fuori Bolzano sei tu quello con l'accento strano
Tratto dal Blog di Sandro Rizzetto

Buonasera, un fine settimana lungo ho approfittato per tornare a Bolzano a trovare mia mamma per un paio di giorni. E' sempre un piacere tornare a Bolzano. Di fronte alla propria zona di origine i sentimenti abbondano e questa volta ho sentito il bisogno di tornare alle mie origini, facendo una sorta di viaggio iniziatico per le vie della mia adolescenza più lontana. Non so come mai mi è venuto questo desiderio, in ogni caso ho preso sabato subito dopo pranzo la linea del bus numero 8 della mitica SASA (dall'Ospedale a Piazza Dogana) ed in spregio al caldo torrido che colpiva anche l'Alto Adige mi sono incamminato verso la via della mia fanciullezza: una strada senza uscita che si inerpica con un tornante per le pendici di Monte Tondo che si chiama Via Sant'Osvaldo.

La viuzza me la immaginavo più grande ma la vegetazione bella e rigogliosa mi ha accolto allora come adesso. Associo il periodo di vita in questa zona ad una grande solitudine: la zona aveva pochi amici e non avevo grandi occasioni di giocare con altri bimbi. Inoltre la strada in salita (o discesa, vedete voi) era alquanto pericolosa ed andare in bicicletta non era il massimo. Ricordo che nella discesa che si vede nella seconda foto venni una volta morso da un cane. Mentre all'ingresso della via (prima fotografia) scendevamo la sera ad aspettare mio padre che tornava con una lambretta gialla dal lavoro e mi portava a fare un breve giretto con lui sulla sua motocicletta. Per trovare un posto per giocare mia mamma doveva portarmi fino alle passeggiate del Talvera, era più il tempo per andare e venire che quello che si restava a giocare davvero.....

Anche se dalla descrizione può non sembrare ho comunque un bel ricordo del posto: avevo un amico del cuore e l'appartamento mi piaceva.
Poco lontano da qui inizia il tratto centrale delle passeggiate di Sant'Osvaldo dove con una sorta di zeta in salita si arriva ad una piazzetta che ricorda il progettista dell'opera Karl von Ritter.

Da qui si può scegliere se andare da una parte, verso la periferia nord della città oppure dall'altra per la zona di Santa Maddalena (dove fanno un buon vino). Per i veri arditi poi c'e' anche l'opzione di continuare la salita per raggiungere la sommità del Monte Tondo e poi il Renon ma qui siamo in un altro livello.... La via più ricca di ricordi è quella per la periferia, quindi proseguendo in un falso piano con vista sulla città, arrivo ad una opera naturale che ricorda un cane e poco dopo ho trovato una fontanella che è stata una vera benedizione trovare lì (con il caldo....).

Dalla fontanella si inizia a scendere anche a zig-zag costeggiando delle stupende vigne fino ad arrivare nella zona di Sant'Antonio, dove tra l'altro finiscono le passeggiate del Talvera. Tante volte ho percorso questa passeggiata ma era da almeno vent'anni che non ne seguivo i declivi. Mi è sembrata identica a come l'avevo lasciata se non fosse per delle alte reti che separano il sentiero dalle vigne come per paura di indebiti intromissioni dei viandanti.....

Dopo la passeggiata sono sceso per il lato del torrente Talvera che volge verso San Genesio e qui ho accostato alcuni campi di calcio dove da giovane giocavo: l'erba sintetica moderna niente ha a che fare con la terra battuta e la polvere di 25-30 anni fa ma forse meglio ora che allora....

Inoltre ho rivisto da fuori la scuola superiore che ho frequentato: l'ITI G. Galilei di Bolzano.
Continuando a scendere ho visto il posto dove una volta c'era la gabbia dell'Orso Pippo (una istituzione per noi bimbi dell'epoca) trovando una sorta di anfiteatro nuovo che ha coperto il vecchio buco ma al suo fiando una fontana che ricordo anche quando andavo a giocare lì (e scappavo dai pavoni).

Arrivato in fondo alla passeggiata del Talvera poi ho proseguito a piedi (e sotto il solleone) per la ciclabile che segue la vecchia linea ferroviaria della Bolzano-Merano, costeggiando il Lido (pieno di gente) ed arrivando a via Resia mi sono indirizzato verso casa (ormai senza più quasi energie per lo sforzo ed il caldo).

Quando poi sono ripartito per l'Emilia Romgna, ho scattato una fotografia alla vecchia funivia del Colle: piccole e scomode come queste non ne fanno più ma quanto ero contento da piccolo di poterle usare.... Il viaggio nel mio passato è stato un rimestare un po' di tristezza ed anche tanta gioia sommergendomi in tanti ricordi belli e brutti della mia giovinezza. Penso comunque che il proprio passato è la migliore fondamenta per il proprio futuro e riguardarla ogni tanto non faccia male!

Buona serata!

2012-06-16

Un piccolo sospiro del mondo ed un grande sogno dei giovani

- Il dottore al corso di barman, già. "Ma non potevi andarci finita la terza media?" e stata una domanda riecheggiata parecchio, da chi me l'ha fatta per ridere a chi invece era assolutamente serio. Ma una logica dietro il mio progetto c'è: sara un periodo bastardo quello della ricerca di lavoro, quindi voglio una carta da giocare che mi consenta di mettere da parte qualcosa mentre spargerò CV a destra e a manca; secondo aspetto, avendo l'idea di fare prima o poi un periodo all'estero questa carta diventa un asso nella manica che mette sul piatto anche una facile introduzione alla vita sociale. Chiuso il cerchio. -  (dal libro Brillante Laureato Offresi)

In quest'ultimo periodo mi sono cimentato in un paio di letture che volevo condividere con Voi, miei cari lettori. Al solito sono constatazioni personali che nulla vogliono essere se non uno sprone ad incuriosirsi dietro tali libri. La prima riguarda un libro scaricabile da Internet che parla dell'ingresso nel mondo del lavoro da parte di un giovane. "Brillante Laureato Offresi" di Mattia Colombo è uno spaccato di vita moderna su come oggigiorno speranze e desideri si infrangano contro un mondo che sembra fatto apposta per segare le gambe. Leggendolo a me è venuto più volte il dubbio che invece di essere una storia vera fosse un romanzo. Tanto è vero che ho provato a chiederlo anche all'interessato ma senza successo. Solo ripensando alla mia entrata nel mondo del lavoro, dove alla fine ho potuto raggiungere quanto avevo desiderato di poter fare, insieme a cosa succede a coloro che ci stanno entrando adesso, ho cominciato ad essere più possibilista sulla realtà del libro. La dignità mostrata dal protagonista, il desiderio di andare avanti ed infine il mistero di un mondo che sembra avere bisogno di te ma offrendoti solo delle condizioni insoddisfacenti senza contare il suo gusto per la pizza "Tonno e Cipolla" (che piace anche a me) hanno fatto scorrere veloce questo libro che, per quanto mi riguarda, è stato il primo che ho scaricato in formato leggibile al computer e letto usando il cellulare, sfacendomi gli occhi. Il libro finisce lasciando diverse domande su cosa sarebbe successo poi, spero che verranno svelate con un sequel che auguro gustoso come il primo libro.

- Per l'esattezza, l'organizzazione è divisa in due parti essenziali: quella che avanza e quella che spinge. (...) La parte che avanza è la Volontà, quella che spinge, il Profitto. Quando la gente parla del Maestro si riferisce al Profitto. E dopo la sua morte, ciò che tutti si precipiteranno a rincorrere ed a dividersi sarà ancora il Profitto. La Volontà non la vorrà nessuno. Perché nessuno la capisce. (...) La Volontà non può essere divisa. O la si accetta tutta, o la si rifiuta. (...) Il Maestro morirà. La Volontà morirà. E tutto ciò che sta intorno a quella Volontà finirà per sparire. Rimane solo quello che si può contare in cifre. Nient'altro. - (dal libro Nel Segno Della Pecora)

Altro tipo di libro invece è il secondo che voglio descrivere. In realtà sono a metà lettura di "Nel segno della pecora" di Haruki Murakami, indubbiamente il mio autore preferito. Ogni suo libro è per me fonte di sensazioni dolci e tristi insieme, così forse come il mio animo preferisce. Solitamente le storie che scrive sono in prima persona e partono da situazioni reali divergendo in un misto di magia, realtà, irrealtà fino a delle conclusioni che non sempre chiariscono tutto ma sembrano più un piccolo sospiro del mondo prima di riprendere il suo incedere. Un signore divorziato che viene avvicinato da degli sconosciuti che lo costringono a ricercare una pecora. Da questa idea la trama si sta indirizzando verso un finale stranissimo dove probabilmente quando arriverò all'ultima parola girerò pagina pensando di trovare il capitolo successivo. Ma questo in fondo è la vita, la fine non è che il principio di qualcosa d'altro dobbiamo andare avanti al meglio delle nostre possibilità.

Buona domenica.

2012-06-02

I micci: sembravano dei cavalli se non fosse stato per le orecchie lunghe!

Come il popolo è l'asino: utile, paziente e bastonato (Francesco Domenico Guerrazzi).

Buridano (L'asino di). Âne de Buridan, è rimasto proverbiale per indicare lo stato di chi è incerto né sa risolvere fra due cose. Il motto, comune fra noi, è di conio francese e trae origine da un sofisma dello scolastico Giovanni Buridan di Béthune (Artois), fiorito nel sec. XIV e professore di filosofia in Parigi. Il sofisma è questo, cioè di un asino morente di fame perché sta tra due misure d'avena ugualmente da sé distanti, o morente di fame e di sete perché tra un fascio d'avena ed un secchio d'acqua non sa quale scegliere. (Alfredo Panzini).


Buonasera a tutti, domenica scorsa abbiamo avuto il piacere di assistere al Palio dei Micci ovvero degli asini così come chiamati nel dialetto locale. Anche se la manifestazione si tiene di solito la seconda domenica dopo Pasqua, quest'anno a causa del maltempo è stata più volte rimandata fino ad arrivare alla fine del mese di Maggio. Partiti con la macchina dopo mangiato siamo arrivati a Querceta (vicino a Forte dei Marmi), presso l'oliveto di un conoscente dove abbiamo parcheggiato e passato un po' di tempo a chiacchierare con lui. Ho potuto osservare le piante di ulivo in fiore e le montagne con relative cave di marmo che si mostrano dal paese.

Verso le 16.00 siamo andati allo stadio del paese: gremito in ogni ordine di posto con i vari contradaioli a fare capannelli per fraternizzare tra loro e prendere per degli amichevoli fondelli gli amici appartenenti ad altri rioni. Preso posto sulla gradinata in compagnia di colori che ci avevano invitato, mi sono goduto tutte le sfilate in costume degli otto rioni (dando la preferenza al rione con i colori bianchi e neri) ognuno dei quali aveva i propri sbandieratori e musici. Per scelta personale ho seguito con scarsa attenzione l'evento che in parallelo di ogni sfilata ogni contrada metteva in pista in mezzo al campo di calcio (e come si vede di sfuggita nel filmato qui sotto). Diverse decine di comparse in costume creavano con l'aiuto di drappi stesi e coreografie varie scene differenti che potevano svariare dalla Congiura dei Pazzi nel Duomo di Firenze alla consegna di Excalibur a Re Artù. All'esterno il corteo, all'interno la rappresentazione con un tempo massimo di 15 minuti scandito da enormi orologi elettronici in un lato dello stadio. Ogni rione aveva nel corteo storico delle peculiarità: chi aveva un giullare che disturbava i nobili signori, chi una chiromante, chi un manipolo di soldati saraceni fino ad arrivare ad una contrada dove c'erano dei cavalieri con armature di tutto punto che non capivo come facevano a camminare talmente sembravano bardati dalle pesanti protezione. Tutti seri ed a testa dritta sotto lo sguardo vigile dei giurati.





Dopo questa rappresentazione artistica e storica, alla quale una giuria di esperti avrebbe poi dato un giudizio al fine di dare un vincitore tra i rioni per le varie parti realizzate, sbandieratori e musici si sono uniti nel campo in una rappresentazione unificata di una musica. I tamburi assordavano l'aria ma io ero affascinato dalla bellezza del momento. La confusione era accentuata dal fatto che le distanze del campo di calcio creavano delle sfasature tra suonatori distanti con una cacofonia ancora più accentuata.

Dopo questa unione di rioni, ecco l'ingresso dei micci: asini muscolosi e possenti che parevano dei cavalli con le orecchie lunghe. Ognuno con il suo fantino che correva senza sella e che dava certe volte delle manate a fianco delle grandi orecchie per dare la direzione agli animali. La partenza era del tipo Palio di Siena: entrata nei canapi di sette rioni e l'ottavo partiva di rincorsa. Al terzo tentativo è accaduto un fatto strano: dalla nostra prospettiva sembrava l'ennesima falsa partenza con dei micci avanzati di alcune decine di metri rispetto agli altri. Lo speaker stava per dire "ffffals..." (inizio di falsa partenza) quando ha cambiato tono e concitato ha urlato "Buona, Buona, Buona!". A quel punto dai contradaioli rimasti indietro è partita una granugola di pesanti improperi all'indirizzo del mondo intero e del fato ingiusto e corrotto. Tanto è vero che i bimbi si guardavano dicendosi "Certo che dicono un bel po' po' di parolacce!" e tappandosi le orecchie concludere "beh, così non le sentiamo!". Dal momento che le parolacce sono in ogni dove mi sono sentito in dovere di dirgli: "Non vi preoccupare, sentirle dovete sentirle, l'importante è ricordarsi i momenti dove non dirle (che sono la maggioranza)".

Finita la gara con la gioia di una contrada e la rabbia/scorno delle altre sette, siamo ritornati a casa per poi ritornare in Emilia per il lavoro.

Concludo augurandomi che tutte le sofferenze di chi è rimasto vittima del terremoto di questi giorni possano essere lenite nel più breve tempo possibile. Come abitante modenese ci sono stato vicino ma abitando nella cintura meridionale della provincia non abbiamo avuto grossi problemi (almeno fino ad ora). Speriamo bene per il seguito. Buona notte!

2012-04-21

Ah la luna! Coscienza perduta, faro della vita, oblò pieno di luce.


In Italia, sotto i Borgia, per trent'anni hanno avuto guerre, terrore, assassinii, massacri: e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e cos'hanno prodotto? Gli orologi a cucù. (Il terzo uomo)

Buonasera, questa settimana sono stato in Svizzera. Sono partito lunedì a pranzo e dopo un viaggio in treno sono arrivato la sera in albergo. Con un ora di ritardo in quanto per qualche strano motivo il treno che dovevo prendere aveva quaranta minuti di ritardo alla partenza che poi si sono ridotti a venti all'arrivo. Con il problema che pero' la coincidenza partiva dopo 17 minuti dall'arrivo teorico e quindi ho saltato il treno e dovuto prendere quello successivo. Se pensate che venti minuti siano pochi, e per me lo sono e lo hanno dimostrato, dico solo che altri percorsi del treno avevano coincidenze di cinque minuti e, con tutta la mia ammirazione nelle Ferrovie Svizzere, non potevo che considerare quel tempo assurdo partendo da una stazione italiana. Poco importa, alla fine sono arrivato ed ho potuto calarmi in questo mondo tanto vicino fisicamente all'Italia quanto distante nel modo di pensare ed agire. Non voglio inoltrarmi nella storia Svizzera (per informazioni basta andare su Wikipedia) ma ammiro comunque popoli che nella diversità riescono a convivere nel benessere (in qualunque modo lo abbiano ottenuto). Pensate che mentre andavo in giro e cercavo di parlare in francese (una delle lingue ufficiali del paese) mi rispondevano in italiano ringraziandomi per poter parlare in quella lingua (con io che vorrei voluto esercitarmi invece in quell'altra...). Gli accenti italiano e tedesco che sentivo erano comunque diversi da quelli ai quali sono stato abituato e mi affascinavano per le cadenze strane che prendevano. Bandiere Svizzere erano appese un po' da tutte le parti, nei cortili delle case, sulle tolde delle loro navi) come anche delle bandiere, penso, del Cantone di appartenenza. Sul lago dove stavo c'erano diversi cigni ed anche loro sembravano ormai essere parte integrante di quel mondo muovendosi solenni durante il giorno e dormendo beati durante la notte.

Il pomeriggio del secondo giorno ho potuto ascoltare un concertino per corni Svizzeri (come quello che ho trovato qui). Nella foto qui sotto si intravvedono e la loro performance è stata apprezzata da diversi applausi che si levavano da passanti nelle vicine passeggiate. Ah, passeggiate pedonali, ciclabili, tranvie, filobus, teleferiche, autobus! Pensate che una sera, nel prendere un trenino, mentre dovevo ancora fare il biglietto lui è arrivato e mi ha aspettato mentre la biglietteria automatica finiva di emettere il biglietto e darmi il resto. Io ormai stavo dando per scontato che avrei dovuto attendere il treno dopo ed invece...

Sulla cucina, almeno lì, non hanno, a mio avviso, cibi in grado di superare i nostri campioni nazionali. Sicuramente buoni ma abbastanza "pesanti". Infatti dopo tre giorni di carne con varie salse di accostamento, tra cui una buonissima Tartara, ho avuto la fortuna, in un self service, di farmi un bel piatto di verdura e di condirlo con olio, sale ed un po' di aceto balsamico. Non me ne vogliano i nostri vicini famosi per il cioccolato, gli orologi, l'essere la prima nazione senza avere lembi di mare come confini (e qui non celo un po' di invidia) a vincere la Coppa America di vela.

Quando è stato il momento di tornare, alla stazione non capivo come funzionassero gli orologi lungo le banchine: la lancetta dei secondi si muoveva ma quella dei minuti sembrava sempre ferma (nei nostri ogni venti secondi si muove un pochino). Dal filmato qui sotto vedete come funziona: una pausa e scatta il minuto. Ed il bello è che, se in quel minuto parte un treno, appena dopo lo scatto il treno si muove! Come quello che ho preso io: tutto liscio ed in orario fino al confine, poi appena entrati in territorio Italiano (ma senza ancora essere arrivati alla stazione, fermi, in una stazione secondaria per quaranta minuti. Alla stazione di valico, la prima frase del personale italiano delle nostre Ferrovie dello Stato qual'e' stato: "il ritardo di quaranta minuti è stato causato in territorio Svizzero". Avrei strozzato l'annunciatore per questa coltellata alle spalle, ma per fortuna avevo un'ora a Milano per il cambio del treno e venti minuti sono stati più che sufficienti per trovare la coincidenza e salire sul nuovo treno.




Ah la Svizzera, questo mondo così vicino eppure così lontano, luna misteriosa (che sicuramente avrà anche i suoi angoli bui e nascosti) che spero possa in qualche modo prima o poi con i suoi raggi dare un po' di buoni spunti anche a noi italiani.

Buona notte a tutti!

2012-03-25

Forse non si desiderava tanto essere amati, quanto essere capiti. Nella vita reale come nelle opere!

Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.

«Quando fai all'amore, spendi energia; e dopo ti senti felice e non te ne frega più di niente. Loro non possono tollerare che ci si senta in questo modo. Loro vogliono che si bruci l'energia continuamente, senza interruzione. Tutto questo marciare su e giù, questo sventolio di bandiere, queste grida di giubilo non sono altro che sesso che se ne va a male, che diventa acido. Se sei felice e soddisfatto dentro di te, che te ne frega del Grande Fratello e del Piano Triennale, e dei Due Minuti di Odio, e di tutto il resto di quelle loro porcate?»

George Orwell - 1984

Salve di nuovo, oggi volevo finire di parlare della stagione teatrale.
Ma prima volevo fare una osservazione su quello che sta succedendo intorno a me. Ancora non ho ben chiaro cosa succederà con la Riforma del Lavoro (che in quanto lavoratore dipendente a tempo indeterminato mi impatterà sicuramente), quello che mi lascia perplesso sono un paio di considerazioni di parte e come tali opinabili. La prima riguarda il metodo: il paese è in crisi e bisognerebbe identificare le priorità per uscire dalle secche nelle quali siamo finiti. Ad oggi pero' chi ha identificato le priorità nelle quali spingere per tornare ad essere una nazione senza problemi? Io non ho capito quali sono e, non avendomi nessuno dimostrato quali siano veramente, mi riesce difficile credere che questa riforma del lavoro sia una delle soluzioni. La mia sarà miopia ma di fronte ai sacrifici che già dobbiamo sostenere e come categoria (Riforma delle Pensioni) e come cittadino (le ultime manovre finanziarie) e di fronte a processi lunghi e a rischio prescrizione, burocrazia asfissiante, rendite di posizione (anche i lavoratori dipendenti ce l'hanno?), finanza creativa ed a ruota libera mi sembra che ci siano argomenti anche più importanti. Tutti parlano di credibilità internazionale del nostro Paese, ma chi vuole investire dall'estero si blocca per l'esistenza dell'articolo 18 o magari per altre cose come la marea di leggi esistenti, con la corruzione in corso, con i vincoli per produrre (tra cui anche l'articolo 18 ma anche il cuneo fiscale), le lungaggini della giustizia. Alla fine il lavoro mi sembra pero' la pagliuzza nell'occhio invece delle altre travi che accecano il nostro paese. Ma non c'e' solo l'estero per crescere: per chi dovrebbe farlo in Italia, alla domanda "investo?" vedo risposte del tipo "devo fare poi troppi favori agli amici", "le banche non mi finanziano", "lo stato mi tartassa con le imposte", "la criminalità è un po' troppo organizzata"; anche qui lo Statuto dei Lavoratori mi sembra una cosa secondaria.
Il secondo aspetto riguarda il contesto di una nazione: quali azioni sono fatte in parallelo alla riforma per garantire poi che a fronte di supposti privilegi perduti le cose intorno garantiscano chi ha meno "privilegi"? Già il Governo dice "vigileremo affinché non ci saranno abusi" con il conseguente pensiero italico che quindi già sanno che ci saranno abusi e che, come con l'euro, le assicurazioni dell'auto, la benzina, nessuno vigilerà. Oltre a questo, una banca darà un mutuo a chi non è più coperto dall'articolo 18? Un cinquantenne che avrà da lavorare altri 20 anni riuscirà a restare nel mondo del lavoro?

Insomma questo considerazioni mi portano a concludere che i miei rappresentanti non sembra abbiano mostrato che stiano facendo la cose davvero giuste per il nostro Paese e quindi mi disturba maggiormente sapere che rischio di perdere alcune delle garanzie alle quali sono abituato (e che mi sembrano giuste).
Se lo Stato puo' organizzare una consultazione popolare via Internet (una bella  e interessante iniziativa) per il valore legale del titolo di studio perché non ha fatto lo stesso o fa lo stesso per questioni anche più importanti come la riforma del lavoro?

Alla fine di tutto sono molto confuso ed un po' sconfortato: mi sento sfruttato senza che questo mio sacrificio dia davvero la carica al nostro paese e sulla base di questo ho ripensato ad un libro che avevo letto tanto tempo fa: 1984 di George Orwell. Chi se lo ricorda? Un mondo futuribile dove tre grandi nazioni erano in una perenne guerra tra di loro ed una sorta di Grande Fratello spiava tutto e tutti.

Alla fine sembrava che tutto fosse una abile mossa di alcuni "poteri forti" che sfruttavano un perenne stato di guerra indotta per lasciare la gente nell'indigenza e scaricandone gli istinti in povere rivalse contro un nemico "invisibile". Guardando ai giorni nostri si ha davvero l'impressione che un gruppo di potere mondiale stia seguendo una trama simile: una situazione mondiale al limite (economie indebitate, debiti pubblici infelici, odi religiosi e razziale imperanti) che portano la gente a vivere in uno stato di sofferenza (pensate ai greci ma anche a noi con il nostro immenso debito pubblico, alle tragedie poco importanti in giro per il mondo e quelle più note) ed a privarsi un poco alla volta di tutto. Sarà anche assurdo ma diventa verosimile, soprattutto se poi chi mi rappresenta non formalizza chiaramente la situazione.

Una bella confusione, speriamo che nei prossimi giorni/mesi io possa essere clamorosamente smentito dai fatti per avere questi pensieri deboli sulla situazione attuale.

Parliamo ora di teatro: ho finito di vedere la stagione teatrale di Pisa con due serate (una in Gennaio ed una in Febbraio). Nella prima ho visto la Bohème e, malgrado non sia un amante di Puccini, è stata un'opera bellissima. Tutto ha girato bene, la sceneggiatura "ricca" con la stanza dei protagonisti (inizio e fine opera), la via del ristorante con le pareti in movimento per ricreare gli spazi delle vie e poi del ristorante, la piazza con la locanda dove Mimi' viene lasciata (con una nevicata simulata). Tutto correva veloce e sono stato rapito dai cantanti e dall'orchestra. Mi chiamano Mimi', Musetta per le vie di Parigi, gli artisti squattrinati, molto bello!

La seconda uscita invece è stata una doppia serata con opere brevi. Una prima rappresentazione di Rimskij-Korsakov Mozart e Salieri, (L'azione ha luogo a Vienna, alla fine del XVIII secolo. Il soggetto dell'opera è fondato sulla leggenda dell'avvelenamento di Mozart da parte dell'invidioso Salieri) ovvero un ipotetico dialogo in due atti tra i due con il culmine nella frase detta da Mozart "il genio e la malvagità sono due cose incompatibili". Due cantanti, un baritono ed un tenore, un pezzo di pianoforte ed i rimandi alla musica portata ad esempio da Mozart (che considerava Salieri un amico) tra cui il Requiem composto quasi alla fine del genio di Salisburgo. Il film "Amadeus" sembra proprio prendere spunto da questa opera russa. All'inizio anche una simpatica variazione dell'Inno Inglese.....

La seconda opera era un atto unico di Mascagni. Di Mascagni io conosco pochissimo, direi quasi solo la Cavalleria Rusticana, ma ha composto anche molte altre cose tra cui questo "Zanetto", atto unico in cui due donne impersonano una una cortigiana ed una un menestrello errante. La cortigiana si innamora del giovane ma preferisce mandarlo via per non essere ricambiata e finire con l'essere scoperta per quello che è davvero.

Pensate che pur nella diversità delle opere, il coro ha fatto da filo conduttore: mai sul palco, nella prima opera ha cantato l'introduzione del requiem alla fine dell'opera mentre poi ha aperto in una sorta di coro a cappella, la seconda rappresentazione. Anche in questo caso sono rimasto molto soddisfatto della serata a teatro.

Grazie per l'attenzione ed alla prossima.

 
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